Intelligenza artificiale, Scuola e apprendimento permanente. Strumenti e strategie per una formazione inclusiva

Garantire a ciascuno il diritto a un’istruzione equa e inclusiva è molto più che trasmettere conoscenze; significa infatti valorizzare il potenziale di ogni persona e la salute della società. In questa prospettiva l’Intelligenza Artificiale è diventata un mezzo potente tra i banchi di Scuola, nei percorsi di formazione e nei laboratori di ricerca.

Secondo le linee guida della Commissione Europea, i sistemi educativi sono chiamati a integrare le Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione (TIC) attraverso quattro direttrici:

  • l’aggiornamento dei programmi
  • la formazione continua
  • la personalizzazione dei percorsi
  • il dialogo tra diversi ambiti del sapere.

La formazione dei docenti una risorsa fondamentale

La necessità di aggiornare i piani educativi fin dai primi anni di Scuola nasce dall’esigenza di garantire un’alfabetizzazione digitale diffusa e potenziare le discipline STEM (Scienza, Tecnologia, Ingegneria e Matematica).

Si tratta di un intervento dalla forte valenza inclusiva, capace di eliminare i divari di genere in ambiti tradizionalmente a maggioranza maschile.

Poiché i bambini interagiscono con l’Intelligenza Artificiale sin dall’infanzia, introdurre nei programmi scolastici un’educazione critica a questi sistemi è ormai una priorità.

Se da un lato questo stimola creatività, collaborazione e spirito d’iniziativa, dall’altro non si può trascurare il peso di fattori esterni, tra i quali il contesto socioculturale di appartenenza e il modo in cui i genitori guidano i figli all’uso della tecnologia.

In questo panorama la formazione dei docenti è una componente fondamentale per realizzare il cambiamento. Non basta infatti trasferire competenze digitali, occorre lavorare sulla loro autoefficacia, una risorsa personale fondamentale per restare aggiornati di fronte a un’evoluzione tecnologica inarrestabile.

L’apprendimento permanente come strategia inclusiva

L’IA accelera l’invecchiamento di molte competenze tradizionali e questo rende l’apprendimento permanente (lifelong learning) una strategia essenziale per la crescita e lo sviluppo professionale, a tutela della qualità e dell’efficacia del proprio lavoro.

Per realizzare un obiettivo così importante serve un approccio davvero inclusivo, capace di tutelare le persone più vulnerabili e di aiutarle a inserirsi in modo sicuro in ambienti di lavoro automatizzati. In questo senso, la formazione direttamente sul campo e i percorsi brevi certificati si stanno rivelando strumenti flessibili e preziosi; permettono infatti di sviluppare sia le abilità tecniche, sia quelle umane e relazionali.

È indubbio che i sistemi di IA offrono vantaggi didattici notevoli, quali:

  • la personalizzazione dei percorsi di studio
  • l’uso di assistenti virtuali e sistemi di messaggistica automatica (chatbot) per l’auto-valutazione dei risultati
  • la facilitazione nell’apprendimento delle lingue straniere.

Tuttavia, la tecnologia deve affiancare e non sostituire la relazione educativa reale. La guida del docente resta infatti il perno insostituibile del processo di insegnamento – apprendimento.

L’apprendimento automatizzato non può e non deve sostituire le relazioni educative reali che si instaurano tra docente e allievo, come è nel rapporto tradizionale di istruzione scolastica.

Oltre la tecnica: una distinzione necessaria

Per attuare consapevolmente la transizione digitale è necessario ribadire una distinzione pedagogica non sempre chiara tra abilità (skills) e capacità umane (capabilities):

  • le abilità (skills) descrivono competenze tecniche e specialistiche (come la programmazione di software o l’elaborazione del linguaggio naturale), misurabili e orientate a prestazioni specifiche.
  • le capacità umane (capabilities) rappresentano invece il potenziale umano proprio, con qualità cognitive e socio-emotive legate a caratteristiche della personalità, interessi e valori.

Mentre le abilità tecniche servono per costruire e programmare l’IA, le capacità umane sono fondamentali per collaborare con l’IA.

In mondi complessi e in contesti di tracciamento continuo della propria vita (lifelogging), sono risorse come il pensiero critico e quello creativo a permettere di esaminare i processi, esplorare alternative, verificare le conclusioni della macchina e di ripensare le ipotesi di partenza.

Inoltre, lo sviluppo dell’IA impone il rispetto di rigidi principi etici: autonomia, equità, trasparenza, comprensibilità e responsabilità.

Questi valori non possono essere codificati da un algoritmo, ma appartengono esclusivamente al giudizio e alla saggezza umana.

Qualche considerazione per concludere

La diffidenza del mondo della Scuola verso l’IA sta gradualmente lasciando il posto a una maggiore consapevolezza e conoscenza di questo strumento e delle possibilità che apre.

Un corretto utilizzo dell’Intelligenza Artificiale, infatti, deve tradursi in un modello riflessivo, capace di investire nel benessere collettivo, proteggere i dati sensibili e costruire una società inclusiva, in grado di superare situazioni di fragilità e di sconfiggere la povertà educativa.

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