A distanza di cinque anni dalle prove INVALSI sostenute nel 2021 in terza media, che fine hanno fatto le oltre 515 mila ragazze e i ragazzi osservati? La risposta arriva del Rapporto INVALSI 2026, che scatta una fotografia longitudinale molto interessante del percorso scolastico di una generazione cresciuta durante gli anni della pandemia.

Il Rapporto nazionale 2026 offre un quadro degli esiti degli studenti del quinquennio 2021 – 2026 che va oltre il semplice monitoraggio statistico. Ricostruisce infatti quali percorsi hanno seguito gli studenti che nel 2021 frequentavano l’ultimo anno della scuola secondaria di primo grado e che nel 2026 hanno compiuto il loro percorso scolastico.

Condizione degli studenti e delle studentesse della coorte 2021 a cinque anni di distanza. Fonte: Rapporto INVALSI 2026.
È senz’altro un risultato incoraggiante, poiché evidenzia una progressiva riduzione dell’abbandono scolastico, con una tendenza al miglioramento sia nella regolarità dei percorsi sia nella diminuzione delle uscite precoci dal sistema educativo.
Dopo il Covid: una resilienza inattesa
Uno degli aspetti più sorprendenti riguarda proprio gli studenti che hanno attraversato la pandemia durante una fase cruciale del loro percorso scolastico. Conseguenze negative dell’epidemia da COVID temute da più parti sugli apprendimenti certamente ci sono state. I dati, tuttavia, raccontano una storia più complessa, soprattutto in termini di dispersione e insuccesso formativo. Il tasso di abbandono infatti appare in diminuzione e questo fa ritenere che il sistema scolastico italiano ha mantenuto, in un periodo di così grande criticità e sofferenza, una significativa capacità di trattenere gli studenti all’interno dei percorsi formativi.

Esiti di studenti e studentesse a cinque anni di distanza dalla prova INVALSI di III secondaria di primo grado. Confronto fra le coorti 2018, 2019, 2020 e 2021. Fonte: Rapporto INVALSI 2026.
Le differenze di origine restano, ma si riducono
Se il quadro generale è positivo e incoraggiante, persistono però differenze significative tra nativi e studenti di origine straniera. Tra gli studenti nativi il 77% segue un percorso regolare e il tasso di abbandono si ferma al 6,2%. Le percentuali cambiano sensibilmente per gli studenti di prima generazione: solo il 40,5% procede senza ritardi e il 16,9% rientra nella categoria degli ELET. Per le seconde generazioni, i valori si collocano in una posizione intermedia: 54,4% di percorsi regolari e 12,7% di abbandoni precoci.
Tuttavia, l’immagine restituita dal Rapporto è meno problematica di quanto spesso emerge nel dibattito pubblico: le differenze esistono ma non assumono proporzioni drammatiche e, nel confronto con la coorte del 2019, si osservano chiari segnali di miglioramento anche tra gli studenti con origine straniera, sia di prima sia di seconda generazione.
La scuola come fattore di inclusione
La lettura dei dati descrive quindi una Scuola che svolge una importante funzione di inclusione. Tra il 2019 e il 2021 si ha infatti una progressiva riduzione del tasso di abbandono sia per gli studenti nativi sia per quelli di origine straniera: nei giovani di prima generazione il tasso ELET passa dal 22,9% al 16,9% e nelle seconde generazioni dal 13,2% al 12,7%.
Sono risultati che, pur senza ignorare o sottostimare le criticità esistenti, invitano a considerare con maggiore attenzione i progressi compiuti negli ultimi anni che i dati mostrano con chiarezza: la scuola non elimina le disuguaglianze di partenza, ma opera per contribuire significativamente a contenerle, rendendo così concreti i principi di inclusione e equità.
Conclusioni
Tra i diversi dati interessanti che la Rilevazione nazionale 2026 mette in luce quello forse più rilevante è che la maggior parte dei giovani italiani continua a completare il proprio percorso formativo nonostante le difficoltà degli ultimi anni: oltre sette ragazzi su dieci arrivano all’ultimo anno delle superiori nei tempi previsti e meno di uno su dieci esce precocemente dal sistema educativo.
La disponibilità di queste informazioni apre prospettive importanti per le politiche educative. Sapere chi interrompe gli studi, chi accumula ritardi e quali gruppi risultano maggiormente esposti al rischio di abbandono permette infatti di porsi domande fondamentali per progettare interventi sempre più mirati e tempestivi finalizzati a sviluppare la qualità della nostra scuola. I ragazzi e le ragazze del 2021, osservati cinque anni dopo, raccontano infatti una scuola che sembra aver rafforzato la propria capacità di accompagnare le nuove generazioni verso il diploma, la qualificazione professionale e l’inclusione sociale. Mostra una scuola che trae dai propri successi interrogativi per rendere sempre più forte e dinamica quella funzione sociale insostituibile che le è propria.
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