La rilevazione degli esiti di apprendimento attraverso le Prove nazionali non si limita a misurare le competenze degli allievi in momenti focali del loro percorso formativo, ma osserva anche le dinamiche sociali e culturali che attraversano il nostro sistema scolastico.
Il Rapporto INVALSI 2025, attraverso i risultati di oltre 2,5 milioni di studenti, ci restituisce una fotografia nitida e molto interessante sui divari di genere, sulla precocità con cui si manifestano e sulla loro tendenza a consolidarsi.

Se si confrontano in prospettiva longitudinale le performance degli allievi e delle allieve della nostra Scuola in Italiano, Matematica e Inglese emerge un quadro in cui le traiettorie di maschi e femmine iniziano a separarsi già dai primi passi della scuola primaria, delineando quello che i ricercatori definiscono un destino formativo sul quale certamente influiscono le inclinazioni personali, ma che è anche molto spesso indirizzato dalle aspettative sociali.
La scuola primaria: dove il divario mette radici
Uno dei dati più significativi del Rapporto 2025 riguarda il Grado 2, cioè la classe seconda della Scuola primaria. È qui, a soli sette anni, che il divario inizia a prendere forma. In Italiano, le bambine mostrano già un vantaggio. Tuttavia, è in Matematica che il dato si fa allarmante: le femmine ottengono risultati mediamente inferiori di circa 3,6 punti percentuali rispetto ai coetanei maschi.
Perché questo dato, che si registra così presto nel percorso scolastico di un allievo o di un’allieva, è cruciale?
Perché smentisce l’idea che la differenza di genere, o gender gap, nelle discipline STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics) sia un fenomeno che si manifesta molto più tardi ed è legato alle scelte della Scuola superiore.
Considerato dal punto di vista educativo-formativo ciò significa che già a sette anni le bambine ricevono il messaggio che per loro il terreno più fertile è l’Italiano e tendono a fare propria l’idea che la Matematica sia una materia meno congeniale per le femmine.
Se la convinzione diffusa nei diversi ambienti con i quali i bambini sono in contatto (famiglia, media, talvolta la scuola stessa) veicola – intenzionalmente o meno – l’immagine del maschio incline ai numeri, la bambina rischia di avvicinarsi a questa disciplina con una precauzione che si può trasformare in uno svantaggio misurabile. È il noto fenomeno della profezia che si ha autoavvera, che non ha nulla a che vedere con le capacità di apprendimento ma certamente gioca a sfavore del senso di autoefficacia.
Verso il consolidamento nel primo ciclo di Scuola
Proseguendo verso il Grado 8 – la terza Secondaria di primo grado – il divario non solo persiste, ma si trasforma in una differenza evidente. In Italiano, il vantaggio delle ragazze raggiunge uno scarto di 6,8 punti, diventando quindi molto più netto.
Per dare una dimensione reale a questo numero il Rapporto INVALSI utilizza una metrica molto efficace: lo scarto equivale a circa 5-6 mesi di apprendimento. In termini ancora più espliciti, alla fine della Secondaria di primo grado le ragazze possiedono strumenti linguistici e critici sensibilmente più raffinati rispetto ai ragazzi.
Questa carenza di competenze dei maschi nella lettura è un elemento decisamente allarmante poiché gioca a sfavore della cittadinanza attiva. La capacità di decodificare testi complessi infatti è lo strumento primario per difendersi dalle fake news e per partecipare alla vita democratica.
In Matematica i maschi continuano a registrare esiti migliori.
Anche se il divario resta presente, la Rilevazione INVALSI evidenzia però un aspetto qualitativo interessante. La differenza di punteggio non riflette necessariamente una mancanza di capacità logiche nelle studentesse, quanto piuttosto una diversa percezione della difficoltà e una minore autoefficacia (Self-Efficacy).
Ciò significa che, a parità di competenza, le ragazze tendono ad affrontare i quesiti matematici con un livello di ansia superiore rispetto ai maschi, spesso influenzate dal pregiudizio inconsapevole che questa materia sia più adatta ai loro coetanei maschi.
Alla fine della Secondaria la controprova dell’Inglese
Arrivati al Grado 13, l’ultimo anno delle superiori, il Rapporto 2025 conferma una polarizzazione marcata. Nei Licei, le studentesse dominano in Italiano, mentre i maschi mantengono il primato in Matematica, con un distacco che negli Istituti Tecnici sfiora i 9 punti.
Tuttavia il Rapporto ci offre un elemento importante per confermare la natura culturale di questi divari: la lingua Inglese. Nelle prove di Listening e Reading, i risultati tra maschi e femmine sono quasi sovrapponibili, con leggere oscillazioni che non creano mai veri e propri divari statistici.
Questo accade perché le lingue straniere sono meno influenzate dal genere. Non esiste, infatti, una immagine preconcetta che dipinga l’Inglese come una materia prettamente maschile o femminile. L’equilibrio nell’Inglese è la prova che, laddove il pregiudizio non si frappone definendo aspettative a priori, può esserci un maggior equilibrio tra i risultati.
Il ruolo del contesto: l’indice ESCS e il territorio
L’analisi non sarebbe completa senza considerare l’indice ESCS (lo status socioeconomico-culturale). Il Rapporto 2025 evidenzia come il divario di genere sia un peso che grava maggiormente sui più fragili e sia spesso accentuato nelle aree geografiche dove i risultati generali sono più bassi. Nelle aree del Mezzogiorno, infatti, dove lo status familiare è mediamente più basso, la forbice tra maschi e femmine si allarga ulteriormente.
Questo indica che il divario di genere non è un fenomeno isolato, ma agisce in combinazione con la povertà educativa.
Laddove la scuola ha meno risorse per compensare le mancanze del contesto, lo stereotipo familiare riprende il sopravvento, spingendo i maschi verso i percorsi di indirizzo tecnico-scientifico e le femmine verso percorsi umanistici, indipendentemente dal talento individuale, influenzando così anche le future scelte universitarie e professionali.
Conclusioni per un rilancio possibile
I risultati della Rilevazione 2025 indicano che il sistema Scolastico italiano non può limitarsi a osservare queste divergenze e offrono dati forti per affrontare la sfida dell’equità.
Se si considerano gli alert e gli stimoli che gli esiti di apprendimento offrono si possono individuare due piste possibili da percorrere per perseguire una strategia trasformativa efficace dell’esistente:
- Promuovere maggiormente le discipline STEM per le ragazze, intervenendo fin dalle prime classi per promuoverne l’acquisizione
- Valorizzare la lettura per i ragazzi dando loro maggiori strumenti di quanto non si faccia attualmente per esprimersi in modo propositivo e per strutturare un pensiero critico che in base ai dati attuali sembra essere non adeguatamente posseduto.
In conclusione, il Rapporto INVALSI 2025 non è solo un resoconto di punteggi, ma un invito all’azione.
I dati delle Rilevazioni disponibili possono essere di aiuto alla Scuola per impedire che il genere diventi un limite invalicabile, favorendo così la formazione di ogni studentessa e di ogni studente. Anche superando realmente la tradizionale divisione maschi-femmine si potrà dire che la Scuola è diventata davvero inclusiva.
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