Il secondo anno della Scuola secondaria di secondo grado – cioè il grado 10 – rappresenta un momento cruciale del percorso scolastico per valutare la solidità delle competenze acquisite dagli studenti prima del passaggio al triennio successivo, con il quale si conclude il percorso secondario.
Quali sono le caratteristiche con cui i giovani, arrivati a questo punto della loro formazione, si affacciano alle sfide del triennio conclusivo?

Il Rapporto nazionale INVALSI 2025 restituisce un’immagine molto interessante di questa tappa della Scuola secondaria di secondo grado. Se la stabilità dei risultati rispetto all’anno precedente è un dato positivo, i divari territoriali e le differenze negli esiti che si registrano fra i diversi indirizzi di studio sono però segnali che suscitano preoccupazione.
Uno sguardo d’insieme
A livello nazionale, la prova di Italiano del grado 10 vede il 62,4% degli studenti raggiungere almeno il livello 3, considerato la soglia di adeguatezza rispetto a quanto stabilito dalle Indicazioni nazionali.
Così come abbiamo osservato per gli altri gradi scolastici che partecipano alle Rilevazioni nazionali, sebbene il dato risulti stabile rispetto al 2024 (-0,1 punti percentuali), la distanza dai valori pre-pandemici del 2019 rimane evidente, segno che il recupero delle perdite di apprendimento è ancora in corso ed è impegnativo.
La situazione si fa più critica in Matematica, dove la quota di studenti con competenze adeguate scende al 53,7%.
Anche in questo caso si osserva una stabilizzazione rispetto al recente passato, ma il confronto con il 2019 evidenzia un calo di 8 punti percentuali; questo suggerisce che le difficoltà nel pensiero logico-matematico sono tra le più difficili da riassorbire.
La frattura territoriale
L’analisi geografica dei risultati del grado 10 conferma una notevole differenza tra Nord e Sud, con il Centro che si colloca come spartiacque statistico.
In Italiano, le macro-aree del Nord Ovest (69,9%) e del Nord Est (66,5%) registrano quote elevate di studenti che raggiungono risultati adeguati. In questa macroarea i risultati migliori sono quelli riportati dagli studenti della Valle d’Aosta (74%) e della Provincia autonoma di Trento (78%).
Nel Sud e Isole (52,6%; 56,7%) si delinea invece un panorama diverso, nel quale gli esiti positivi sono significativamente inferiori. In Calabria, Sicilia e Sardegna circa un allievo su cinque si ferma ancora al livello 1, il più basso della scala.
In Matematica, il divario si amplifica ulteriormente. Se nel Nord Ovest e nel Nord Est circa il 62-63% degli studenti raggiunge la soglia base, nel Sud e Isole questa percentuale scende al 36,1%.
Il caso della Provincia autonoma di Trento è significativo: è l’unica realtà in cui il risultato medio si colloca al livello 4. All’estremo opposto, in regioni come la Calabria, la Sicilia e la Sardegna, oltre il 27% degli studenti riporta esiti molto più bassi, fermandosi al livello 1.
Il peso dell’indirizzo di studio
Oltre alle differenze geografiche, il Rapporto 2025 mette in luce come l’indirizzo di scuola frequentata si colleghi in modo importante al successo formativo.
I dati INVALSI suddividono il campione in quattro macro-tipologie di scuola superiore: Licei (Scientifici, Classici e Linguistici), Altri Licei, Istituti Tecnici e Istituti Professionali.
Nei Licei scientifici, classici e linguistici, gli apprendimenti appaiono più solidi: in Italiano il punteggio medio nazionale è nettamente superiore al dato complessivo, raggiungendo il livello 4 in molte regioni settentrionali e centrali.
Al contrario, negli Istituti Professionali i dati delineano un quadro piuttosto preoccupante; in generale, infatti, il risultato è prevalentemente al di sotto della soglia dell’accettabilità rispetto ai traguardi nazionali. In molte regioni del Mezzogiorno, come Sicilia e Calabria, la quota di studenti degli Istituti professionali che si ferma al livello 1 in Italiano supera il 58%.
Un fenomeno interessante che i dati della Rilevazione 2025 permettono di osservare riguarda la cosiddetta licealizzazione della scuola italiana. Con oltre il 51% degli studenti iscritti a percorsi liceali, la categoria degli Altri Licei (scienze umane, artistici, ecc.) mostra risultati mediamente più simili a quelli degli Istituti tecnici piuttosto che a quelli raggiunti nei Licei tradizionali.
In Matematica, ad esempio, chi frequenta uno Scientifico ottiene mediamente 22,2 punti in più rispetto a un Istituto tecnico, mentre gli studenti che frequentano scuole comprese nella categoria degli Altri licei riportano un divario negativo rispetto alla filiera tecnica, con -5,6 punti.
Le Competenze Digitali
Una novità rilevante del 2025 è stata la somministrazione della prova sulle Competenze Digitali alle classi campione del Grado 10: l’89,1% degli studenti raggiunge almeno il livello intermedio nell’area Alfabetizzazione su informazioni e dati e il 90,7% in Comunicazione e collaborazione.
Questi risultati, che a prima vista appaiono più incoraggianti, se osservati più in profondità mostrano come anche in quest’area si ripropongano gli stessi schemi di disuguaglianza già registrati nel confronto tra tipi diversi di Istituti.
Gli studenti dei Licei scientifici, classici e linguistici hanno esiti più elevati (65,1% nell’area Comunicazione), mentre negli Istituti professionali la percentuale scende (40,3%), con uno svantaggio più accentuato nelle aree della Sicurezza digitale e della Creazione di contenuti.
Le differenze territoriali, tuttavia, anche se certamente presenti, sono meno marcate. Ciò suggerisce che con i giovani un dislivello tecnologico meno accentuato può essere una base su cui la scuola potrebbe fare leva per agire su un recupero delle competenze classiche.
Fragilità e Dispersione Implicita
Il Rapporto INVALSI 2025 evidenzia un calo significativo della dispersione scolastica esplicita, ovvero l’abbandono prima del compimento del percorso di studi con il conseguimento del relativo titolo, che scende all’8,3-8,5%, in anticipo sugli obiettivi previsti a livello europeo per il 2030.
Resta però il problema della dispersione implicita, cioè di quegli studenti che pur permanendo a scuola, non conseguono le competenze adeguate attese. Questo indicatore di particolare gravità indica infatti la fragilità negli apprendimenti per gli studenti che non raggiungono la soglia di adeguatezza né in Italiano né in Matematica.
Nel Grado 10 questa quota si attesta al 28%, rimanendo quindi sostanzialmente stabile dal 2021.
Anche se il quadro complessivo sulla dispersione nelle sue due forme può sembrare in miglioramento è palese l’evidenza di una percentuale elevata di popolazione scolastica che conclude il primo biennio delle superiori con esiti di apprendimento carenti, senza possedere le competenze minime necessarie per affrontare con successo il proseguimento degli studi o l’ingresso nel mondo del lavoro.
Conclusioni
I risultati del Rapporto INVALSI 2025 per il Grado 10 offrono dati che suscitano problematiche sulle quali riflettere.
La Scuola italiana, pur centrando gli obiettivi europei sulla dispersione esplicita – i cosiddetti banchi vuoti – ha un impegno notevole sulla strada dell’equità e della cittadinanza attiva.
La polarizzazione tra i percorsi liceali e quelli professionali suggerisce che l’indirizzo di studio scelto a 14 anni agisce ormai come un binario quasi immutabile, che determina non solo le competenze accademiche, ma anche le future opportunità lavorative.
La Rilevazione delle competenze digitali offre però dati interessanti e potrebbe indicare piste di lavoro percorribile. Il fatto che i divari siano meno marcati nell’ambito delle competenze digitali, ad esempio, sembra suggerire che esiste un linguaggio comune tra i giovani che potrebbe offrire strumenti nuovi per riagganciare l’interesse degli studenti più fragili, avvicinandoli alla scuola con linguaggi a loro più adatti, diversi da quelli tradizionali – la cui validità non è negata – ma non per questo meno efficaci.
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